C’è un’immagine che ritorna in ogni pagina di questo libro: una mano che segnata dal lavoro modella la creta, e accanto un’altra, più giovane, che guarda e impara. In quel gesto, ripetuto e silenzioso, vive la verità del presepe abruzzese: senza la ricchezza scenografi ca di quello napoletano, ma con l’espressione di un sapere che passa di generazione in generazione. Fare il presepe qui equivale davvero a tradurre il Vangelo in dialetto.