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Giotto è un uomo tormentato, da sempre alla ricerca di sé, del proprio posto nel mondo e di qualcosa che dia senso alla sua aspettativa di esistenza. Vari sono i tentativi di ottenere un riconoscimento da parte del mondo esterno e di un riscatto: il pugilato, l’ingresso nei gruppi della microcriminalità, l’amore per Marta. Ma tutto si rivela inutile: troppo dolorosa è la realtà, che sfocia in attacchi di panico, depressione, bullismo o amori non corrisposti. Tutti ingredienti che cancellano brutalmente le aspettative che Giotto si crea. È ormai adulto quando ripercorre in un viaggio interiore il film della propria vita, attraverso sette momenti cruciali che coincidono con sette caffè, di fronte ai quali avvengono gli incontri con le persone che nel bene o nel male lo hanno segnato, in una resa dei conti del non detto. Nel dipanarsi del racconto, emerge la ricostruzione di un’identità fragile e frammentata, ma ostinata a sopravvivere. Una vita vissuta in modo zoppo, con un piede nella realtà e l’altro nella fantasia.
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L’umanità, guidata da un eccesso di razionalismo, ha intrapreso un cammino seducente che prometteva progresso e benessere, ma che oggi mostra il suo volto più inquietante. Le crisi globali – politiche, sociali e ambientali – svelano l’inconsistenza delle risposte dominanti: da un lato la fiducia assoluta nella scienza e nell’Intelligenza Artificiale, dall’altro l’attesa passiva della salvezza divina. In questo scenario, Elìaba offre una lettura lucida e coraggiosa, svelando come questa strada porti inevitabilmente verso l’autodistruzione. La sua proposta, radicata in una visione cristiana autentica, intende presentarsi come vera alternativa per chi cerca una svolta di senso e speranza.
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Esiste un infinito dibattito mediatico su rap e trap, sulla loro “pericolosità”, sulla violenza presente nei testi. Questo dibattito, però, è spesso privo di ogni riflessione intellettuale e, muovendosi a partire da pregiudizi, finisce con il rafforzare gli stereotipi e con il nutrire le disuguaglianze. Lo scopo di questo volume è quello di dare ai lettori una nuova prospettiva teorica – nello specifico linguistica e letteraria – attraverso cui osservare il fenomeno, per capire la natura di questa violenza e per imparare a darle il giusto peso. All’interno del libro, il rap viene trattato come vero e proprio prodotto letterario, e si propongono analisi concrete di alcune delle opere più “controverse” al fine di comprenderne le intenzioni e di riflettere sul perché di un certo tipo di ricezione da parte del pubblico.
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Il calcio non è un fenomeno soltanto sportivo, ma anche educativo, sociale ed economico. Dopo piccoli e ponderati passi in avanti dal dopoguerra in poi il Pineto Calcio è apparso sulla scena nazionale della disciplina sportiva, collezionando più titoli e imponendosi per il suo conclamato «stile» a livello nazionale. Questo Dizionario del Pineto, riferito al decennio 2016-2025, ripercorre la storia del sodalizio con la casacca biancazzurra attraverso i calciatori, i club affrontati, gli stadi dove ha giocato, i dirigenti ed anche gli aneddoti storici rimasti nell’immaginario collettivo di un intero comprensorio. È un compendio d’amore verso una squadra che riesce a far battere il cuore con emozione, nella convinzione che lo sport possa rappresentare un fattore importante nel processo di crescita di un intero territorio.
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Le più recenti innovazioni tecnologiche nel campo dei trasporti e delle comunicazioni, da internet al dilagare della telefonia mobile capaci di collegare milioni di persone sparse per il mondo in maniera istantanea, hanno richiesto al fine di una efficiente integrazione delle diverse economie nazionali dei sistemi di riferimento globali al fine di superare quelli locali troppo diversi tra loro. Un processo storico che ha reso necessaria l’adozione di un sistema internazionale delle Unità di misura, di fusi orari basati sul Tempo Coordinato Universale (UTC) per regolare il tempo su scala planetaria. Ma l’economia da sola non basta. Gli autori attraverso una disamina storica dell’evoluzione del calendario, come strumento di omologazione e di coesione di una comunità, dall’età romana alla riforma gregoriana, avanzano la suggestione che solo l’adozione di un calendario mondiale basato su valori universali, multireligiosi, possa regolare una effettiva interdipendenza tra le diverse culture che attualmente trascende la sfera economica. La suggestione poi sconfina nell’utopia, nel senso di un futuro desiderabile, immaginando che i valori universali presenti in un calendario di pace che stimoli l’incontro di diverse culture possano provenire non solo dai modelli culturali dettati dalle superpotenze. In tal senso il Matariki, il Capodanno dei Maori, è portato ad esempio dagli autori stessi per la celebrazione di valori legati alla spiritualità in grado integrare le diverse comunità fornendo agli individui un senso di comune appartenenza e di profonda unione.
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Quando Aurora torna nel piccolo paese abruzzese della sua infanzia per assistere la nonna malata, non immagina che quel viaggio sarà l’inizio di un percorso molto più profondo: un viaggio nel tempo, nel dolore e nei legami che sopravvivono anche alla morte. Tra ricordi taciuti e rivelazioni sconvolgenti, scopre le storie di tre generazioni di gemelle, unite da amori proibiti e scelte fatali. Dalla guerra ai giorni nostri, la memoria di donne dimenticate riaffiora chiedendo ascolto. Solo affrontando il trauma che l’ha divisa da Laila, la sorella gemella perduta, Aurora potrà interrompere il ciclo. Un romanzo intenso e lirico, che intreccia passato e presente, psicologia e memoria, in un racconto struggente di sorelle divise e legami che resistono al silenzio.
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La vita è figlia di momenti e scelte. I momenti non spetta a noi deciderli, accadono. È il destino a seminarli nei giorni degli uomini. Lui, vecchio ancora bambino, gioca a nasconderli tra le emozioni così che sia difficile riconoscere quelli importanti. Le scelte, al contrario, toccano a noi. Poco importa nascano da intuizioni, desideri o paure. È la volontà di abbracciare il cammino ciò che conta, alla fine. Ronin, killer ingaggiato nella Grande Mela. Helen, prigioniera della memoria perduta in un ospedale londinese. Davide, orfano affidato a un istituto di Torino. Tre storie raccontate in parallelo e un solo finale. Vite intrise di menzogne, animate da scelte giuste e sbagliate, destinate a divenire corda. Insieme. La decisione se affrontarle spetta a voi e questo è il momento di scegliere. Francesco Pogliani nasce a Milano, il 10 novembre 1977. Architetto, libero professionista, vive e lavora nella provincia milanese. Ama i gatti, l’Inter e Batman, non sempre in quest’ordine. L’ultima kokeshi è il suo secondo romanzo, dopo il noir D’Io, pubblicato nel 2016.
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Rocco Calamandrei è un cronista di nera, la cui carriera è in declino dopo un articolo che potrebbe aver provocato la morte di un uomo. Le morti sospette di tre ladri, archiviate come incidenti, riaccendono il suo fiuto e lo portano, grazie alle confidenze di piccoli criminali, al nome di un possibile colpevole. Per ottenere la verità e scrivere l’articolo che potrebbe riportarlo in prima pagina, decide di rischiare tutto, presentandosi sotto falsa identità nella casa dove il sospettato vive come ospite di un’anziana signora. La posta in gioco è altissima: non si tratta solo di smascherare un assassino, ma di affrontare i propri fantasmi. Riuscirà Rocco Calamandrei a strappare la confessione al colpevole e a riconquistare la credibilità perduta?
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Siamo alla fine degli anni venti del Novecento, la crisi economica importata dagli USA e l’ombra delle dittature investono l’Europa. Letizia, fuggita da un piccolo paese, con la figlia diciottenne Dora, la protagonista del romanzo, raggiunge gli altri figli a Roma da molti anni e che nella città hanno studiato e ora lavorano. Sono però pur sempre poco più che ragazzi, appartenenti alla media borghesia romana, e desiderano vivere appieno la vita della capitale e la propria gioventù, fino a quando la repressione della dittatura e la guerra non travolge loro e i loro amici. Alcuni sono socialisti, altri hanno aderito alle idee comuniste, ma gli ideali e i sogni si infrangono contro l’ideologia che è diventata dominante in Italia. Fulcro centrale di questo tratto della narrazione della famiglia Congiunti è Dora, ormai donna.
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Una serie di delitti a sfondo esoterico e la sparizione di un pericoloso paziente da una clinica psichiatrica scuotono le penombre di Roma nell’inverno 2023. L’ispettrice Maria Grazia Colonna ipotizza per prima un collegamento tra le due vicende e, per approfondire gli aspetti archetipici degli omicidi, si avvale della consulenza di Anna Leone, psicologa e quasi criminologa, ma soprattutto: la prima donna in stato di gravidanza impegnata in un’investigazione dalle tinte noir. Personaggi disturbanti, scene del crimine ispirate alla sottile simbologia dei quattro elementi, cadaveri marchiati con le rune e l’allucinatorio percorso di crescita di Anna, accidentato e magico, grazie al quale può risignificare la sua parte femminile e creativa.
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In un regno freddo e dominato dalle tenebre, nascono i demoni, creature a metà tra umano e divino. Uno di loro, sentendosi inadeguato tra i propri simili e non accettato, desidera cercare un mondo a cui appartenere, dove poter essere se stesso. Si spinge perciò oltre il confine, sperando di trovare un posto tra gli umani. Il cammino, però, non è semplice. Prima di poter raggiungere ciò che desidera, dovrà affrontare la propria ombra e fare i conti con la parte più oscura e demoniaca di sé. Intraprende così un viaggio popolato da strane creature e anime tormentate, dalle quali cercherà di avere una risposta alle proprie inquietudini e a quel costante senso di inadeguatezza che lo accompagna. Troverà la redenzione, riuscendo finalmente ad approdare tra gli umani, o sarà condannato a vagare per l’eternità, prigioniero dei suoi tormenti?
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Ho sfogliato con piacere “Rosarium Virginis Mariae - Odicine sacre”, il libricino a firma del mio ex insegnante di italiano, Emilio Marcone. Leggendo le sue odicine sacre, qui raccolte, quasi per incanto, ho immaginato di essere a scuola ad ascoltarlo. Ma non è così. Ora sono io a leggere i suoi versi scritti in ritmici settenari. Ma c’è di più. Essi sono accompagnati da artistiche icone, per cui poesia e pittura rendono il volumetto grazioso ed elegante. Non c’è, dunque, che ringraziarlo, il professore, per averci donato questo originale manualetto di devozione mariana, con l’auspicio che esso possa essere lampada di fede e di preghiera per chi lo avrà tra le mani.
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Chi è realmente la donna ritratta nel celebre dipinto di Leonardo da Vinci? In un racconto di intrighi e passioni, storia e fantasia si intrecciano. Isabella d’Aragona, emblema di ribellione contro una dinastia maschile, emerge come protagonista di una lotta per il potere e la libertà. Scopriamo una Isabella fragile, eppure indomita, determinata a riscrivere il proprio destino. L’incontro tra Leonardo e Isabella dà vita a un’alleanza inaspettata. Insieme, si trovano a fronteggiare le insidiose macchinazioni dell’oscuro Ludovico Sforza, determinato a usurparle il potere. Con un ritmo avvincente, il romanzo cattura l’immaginazione e trasporta il lettore in un’epoca affascinante. Isabella diventa simbolo di resilienza, conferendo alla narrazione una profonda dimensione storica e umana.
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Il Velo non è solo un libro d'arte, ma una finestra verso ciò che non osiamo guardare. Le opere di Giorgio Rizzo affrontano con cruda discrezione il velo imposto: quello islamico, che opprime e imprigiona la libertà di milioni di donne, ma anche quello invisibile delle nostre convenienze occidentali, che nasconde verità inconfessabili; e il velo simbolico che ogni civiltà tende per non vedere le sue stesse lacune. Attraverso disegni in carboncino su carta di lino, Rizzo trasforma il segno in testimonianza visiva: volti che sono ferite, simboli che sono domande. Non è arte decorativa, ma percorso civile: opere che interrogano, non consolano. Il Velo è una finestra che riguarda tutti, perché in fondo, siamo velati da qualcosa che non ci appartiene.
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Montana, anni ‘80. Hank Irving è un ex militare che galleggia nella vita senza una vera direzione, aggrappato a lavori saltuari per tirare avanti. La sua esistenza viene stravolta da un testamento strano ed enigmatico, che lo lancia in una caccia al tesoro che potrebbe finalmente risolvere i suoi problemi economici. Ma, come ogni buon gioco che si rispetti, niente è mai così semplice. Al suo fianco Hank ha però Jamie Lee, detta Flame, una ragazza dalla battuta sempre pronta e con una straordinaria forza d’animo. Presto i due si trovano coinvolti in una spirale di eventi che li catapulta in un mondo pieno di criminali senza scrupoli e rischi mortali. Tra bizzarri personaggi che lasciano il segno e una serie di colpi di scena, Hank e Flame instaurano un legame a metà tra amicizia e attrazione.
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C’è un Abruzzo nascosto tra le pieghe della devozione popolare. È l’Abruzzo del presepe, quello che il Beato Agostino da Assisi – discepolo prediletto di San Francesco – volle rappresentare nella notte di Natale del 1225, a Penne, nel cuore delle montagne vestine. Tra i versi di d’Annunzio e le immagini del folklore raccolto da Antonio De Nino, Il presepe abruzzese è un viaggio nella fede semplice e profonda di una terra che ha saputo fare del Natale una scenografia sacra, viva e partecipata. Un libro che intreccia storia, musica, tradizione e letteratura per restituire al lettore non solo un racconto, ma un’esperienza dello spirito. Dalla Prefazione di S. Em. Cardinale Angelo Comastri: «Il Dott. Enrico Di Carlo ha fatto un’accurata ricerca e racconta che, poco dopo di Greccio, il Beato Agostino di Assisi allestì a Penne (Pescara) un Presepe simile a quello di Greccio. E l’umiltà e la semplicità e la bontà degli Abruzzesi è diventata un terreno fecondo per far nascere una meravigliosa tradizione del Presepe».
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Nel testo si narra la storia di una famiglia del sud Italia degli anni Settanta, segnata da un copione che si ripete, in cui ricorrono madri senza coraggio e figli non nati. A Vittoria, la protagonista, è dato il compito di liberarsi e liberare, di capovolgere il suo destino di dolore e senso di colpa, trasformandolo in prodigio. La ragazza diviene donna, si trasfigura progressivamente, svelando i mostri e gli indicibili segreti nascosti nel fondo di un barattolo. La narrazione del cambiamento avviene attraverso l’uso del linguaggio del testo, che è voce interiore e nasce acerbo, quasi dialettale, per farsi via via più sottile fino a diventare sussurro. Questo lavoro nasce da una storia vera, donata all’autrice perché risuoni fino a sfiorare altre madri che non hanno avuto coraggio e non si danno pace.
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Antonio, ferroviere, si trova suo malgrado trascinato negli eventi drammatici della Seconda guerra mondiale. Dopo i bombardamenti del 1943 e l’occupazione tedesca, la sua esistenza tranquilla viene sconvolta per sempre. Per proteggere la sua famiglia, compie gesti che lo porteranno a essere un ricercato costantemente in fuga. Si nasconde quindi tra i monti, dove incontra uomini e donne che, come lui, non si piegano all’oppressione tedesca e si unisce alla Resistenza: dapprima come semplice staffetta, poi come combattente dei Gruppi di Azione Patriottica, infine arruolandosi nella gloriosa Brigata Maiella. Attraverso azioni di spionaggio, sabotaggi e scontri armati, Antonio affronta il dolore, la paura e un senso di colpa che non lo abbandona mai, scoprendo dentro di sé una forza che non credeva di avere.
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Reggio Emilia, 1510 I fratelli Bebbi tornano a casa, dopo un anno in guerra. Vi è più pericolo tra le strade della città che sui campi di battaglia. Il sangue resta ancora impunito. La Pace è un miraggio. Un armistizio tra il Papa e Venezia può essere una nuova guerra per il Duca d’Este. Una tregua tra Giambattista e Baldassarre può essere una crepa tra i Bebbi. Il commercio del sale attizza il conflitto sia tra gli Stati, sia in città. Il Morotto è deciso ad approfittare dell’instabilità per affermarsi. La Romagna è assediata, a Modena serpeggia il tradimento, Alberto Pio aizza il Papa. I Bebbi sostengono gli Este con oratoria e armi, dentro e fuori le mura. Gli Scajoli cospirano coi Rangoni, i Gozzadini e il Duca d’Urbino. Paolo è deciso: proteggerà la sua famiglia, nulla resterà impunito.
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Un fluido misterioso circola e si diffonde tra le pagine de Allo specchio dell’anima, libro autobiografico di Federica Zanca, in cui l’autrice ripercorre gli avvenimenti della sua vita dal 2002 ai giorni nostri. È un magma sottile e magnetico, che scava nelle viscere della terra come nelle radici degli individui, e parla di sogni e di libero arbitrio, di amore e morte, di destino e di realizzazione di sé: temi atavici, appassionanti, spesso tra loro antitetici, con i quali ogni uomo si trova a fare i conti. La ricerca, da parte della scrittrice, della propria identità diventa tutt’uno con l’aspirazione all’armonia interiore, con il desiderio di un’esistenza improntata sull’amore e con l’esperienza fondante della maternità. Una storia di indomabile ribellione, sulle tracce della felicità.
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Amicizia, amore e malavita nelle periferie di Roma. Emiliano, il Lupo solitario, e Ivan, una forza della natura, condividono l'adolescenza tra comitiva e discoteche, alcol e droga, sesso e motori. La Maturità li porta al bivio tra la vita di borgata e le contraddizioni dei quartieri alti. Ora, dipende tutto da una scelta sbagliata, una leggerezza o semplicemente dal caso. Il Lupo esplora il bel mondo, le sue feste, i suoi letti. E dove mai se lo sarebbe aspettato ritrova l'amore e la famiglia a cui aveva rinunciato. Ivan, in un turbine di alcol e cocaina, si ritrova tra le file della malavita, protetto di un vecchio boss. Il destino però è insolente, Esigerà che il nuovo mondo dell'uno possa essere salvato solo dagli errori in cui l'altro si è trascinato. Li troverà di nuovo fianco a fianco?
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Quest’opera poetica segna una rinascita per la poesia, infatti Giovanni Maria Tabassi forgia una nuova corrente artistica: il Pleromismo. Il nome deriva da Pleroma, che significa “Dio” e “pienezza”, pertanto la sua poesia aspira alla perfezione, dove la bellezza e il bene si incontrano, fondendo l’estetica barocca con la morale cristiana. Il Pleromismo è eclettico: cambia stile e metrica, ma in modi insoliti ed originali! I suoi versi sono lodi al creato nello spazio e nel tempo, alla vita, alla morte (anche dei paesini) e alla resurrezione. Sono versi ispirati da muse inusuali e si nutrono di fede, mitologia, matematica, fisica quantistica, astrofisica... e soprattutto d’amore. Un amore rivoluzionario per la società odierna. Infine il punto cruciale: l’oltreuomo non è chi fu narrato essere...
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Riflessioni in vista del referendum
L’opera, che raccoglie una serie di riflessioni brevi sul tema del Referendum, rifugge la forma dello slogan e quella del Testimonial che dice a tutti come votare. Invita il lettore ad avvicinarsi al voto referendario maturando una propria, reale consapevolezza. -
I frati Tommaso da Celano e Giacomo da Bevagna tornano ad Assisi dopo tre anni di missione in Germania per rivedere Francesco, già molto malato. Restandogli accanto negli ultimi due anni di vita, Tommaso avrà l’occasione di incontrare Jacopa, con la quale stringerà un rapporto intenso e sofferto. La morte di Francesco trascinerà l’Ordine in una lotta tra fazioni dominata dalla smisurata personalità di frate Elia, in un vortice di intrighi e tradimenti che coinvolgeranno tre papi e un imperatore: Federico II, legato al mite frate Tommaso da un lontano e tragico evento. Tra fughe sull’Appennino e viaggi in Oriente, erboristi e alchimisti, inganni e segreti inconfessabili, Tommaso dovrà confrontarsi con le scelte di Elia, fino a un esito drammatico e inaspettato, grazie al quale capirà che Bene e Male spesso si confondono, non solo nella mente dei semplici.
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Oltre un secolo di ciclismo a Chieti e sul Block Haus
Effetto rosa nasce dall’esigenza profonda di restituire alla comunità una memoria condivisa, fatta di sport, territorio e identità collettiva. Non è soltanto un libro di ciclismo, né una semplice cronaca delle tappe del Giro d’Italia che hanno attraversato Chieti e l’Abruzzo: è un’opera che racconta come uno degli eventi sportivi più popolari del Paese abbia contribuito, nel corso di oltre un secolo, a costruire un immaginario comune, a rafforzare il senso di appartenenza e a dare voce a una comunità alle volte rimasta ai margini delle grandi narrazioni nazionali. La scelta editoriale di pubblicare Effetto rosa si inserisce pienamente in un progetto culturale che considera il libro come strumento di impegno civile. Attraverso un rigoroso lavoro di ricerca storica, giornalistica e iconografica, gli autori intrecciano le vicende del Giro d’Italia con la storia sociale, politica e urbanistica di Chieti e del suo territorio, dimostrando come lo sport possa diventare chiave di lettura privilegiata per comprendere le trasformazioni di una città e della sua gente. Dalle prime edizioni della “Corsa Rosa” ai grandi campioni che hanno fatto la storia del ciclismo, dalle tappe epiche sul Block Haus alle figure simboliche del ciclismo abruzzese, il racconto restituisce dignità e visibilità a un patrimonio spesso tramandato solo oralmente. Su questa scia, Effetto rosa rappresenta anche un atto di responsabilità verso la memoria locale. Pubblicare questo libro significa sostenere una narrazione che valorizza il territorio, le sue eccellenze paesaggistiche e culturali, ma soprattutto le persone che lo hanno animato: organizzatori, giornalisti, atleti, appassionati, cittadini comuni. È un’opera che riconosce allo sport un ruolo sociale fondamentale, capace di unire generazioni diverse, superare divisioni politiche e sociali, e offrire momenti di condivisione autentica anche nei periodi più complessi della storia italiana, dal dopoguerra agli anni delle tensioni civili. Inserito nella collana “Storie di sport”, Effetto rosa incarna l’idea di un’editoria attenta al territorio e alle sue comunità, che non rincorre la sola attualità ma investe sulla memoria come bene comune. Un libro pensato non solo per gli appassionati di ciclismo, ma per chi crede che raccontare lo sport significhi raccontare la società, le sue fragilità e le sue speranze. Pubblicarlo vuol dire affermare che anche le storie locali hanno valore universale, e che la cultura, quando nasce da un legame autentico con il territorio, può diventare strumento di consapevolezza e di futuro. -
Che cosa spinge a tornare, quando restare è la scelta più difficile? Lì dove tutto ebbe inizio. Memoria, scuola e coraggio di restare apre una porta su una storia vera, intensa, attraversata da decisioni che lasciano il segno. Non è il racconto rassicurante di una scuola ideale, ma l’immersione profonda in un luogo vivo, fragile, necessario, dove ogni giorno si misura il peso della responsabilità dirigenziale ed educativa. Tra memoria e presente, l’autrice conduce il lettore dietro le quinte della leadership scolastica, nei passaggi in cui il dubbio convive con il coraggio e il ritorno diventa atto etico e umano insieme. Le pagine scorrono come un dialogo silenzioso con chi legge, chiamandolo a interrogarsi sul senso dell’educare, del guidare, del non fuggire. Un libro che non offre soluzioni, ma genera domande potenti e che, proprio per questo, resta addosso e chiede di essere letto.
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Per quasi due anni è stato in coma in un letto d’ospedale. Ora è tornato a vivere. Della sua prima vita restano solo tracce nella memoria sconvolta dal trauma. La seconda è una spasmodica attesa che un editore accetti il suo romanzo. Un testo sbilenco e assurdo che alterna momenti poetici ad altri drammatici e confusi. Intanto, le sue giornate trascorrono all’insegna della trasgressione, in bilico tra pura follia e narcisismo esasperato. Agisce senza scrupoli per soddisfare un insano senso di giustizia, e la sua incapacità di amare lascia ferite profonde nelle molte donne che incontra. Eppure, una sensibilità particolare lo costringe a confrontarsi con le oscure pieghe della sua mente. Una mente che uno psicoterapeuta senza speranza non riesce a comprendere e curare.
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Un viaggio ai confini del mondo e di sé stessi. Riccardo parte per il Circolo Polare Artico con un obiettivo tanto affascinante quanto spaventoso: immergersi accanto a orche e balene, nonostante una fobia radicata e paralizzante per gli animali. È il culmine di un lungo percorso di preparazione fisica e interiore, fatto di apnea, bagni gelidi, allenamenti solitari e notti di panico. Ma è anche un viaggio nella memoria: tra ricordi familiari, legami profondi e avventure. Attraverso un’alternanza di presente e flashback, Misoghi, danzando tra le orche racconta il lento, faticoso cammino verso la libertà emotiva. Un romanzo di rinascita, in cui la paura non è un ostacolo da eliminare, ma una compagna da guardare in faccia. Perché solo attraversandola si può tornare a respirare davvero. Data di pubblicazione: 6 marzo 2026 Cliccando su “Aggiungi al carrello” e procedendo con l’acquisto prima della data di pubblicazione, effettuerai un pre-ordine: il libro sarà spedito subito dopo la data di pubblicazione.
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Teresa è la donna più bella che si sia mai vista nel piccolo paese appenninico di Rocca San Rocco, luogo immaginario del racconto, ma per tutti i suoi inappagati spasimanti è ‘la Munnezzare’. Posseduta dal demone della rivalsa sociale, oltre che da uno più antico e inconsciamente radicato nel suo animo, smania di far carriera. Ma dopo il rocambolesco rapimento di suo figlio, il neonato Ruggerino, e la strana morte di suo marito, Giacomo Pardi, Teresa si fa così scaltra e spietata che le sue brame su Rocca San Rocco si identificano in quella di volersene impossessare allo scopo di spopolarlo, ricorrendo al sesso per riuscirci. La storia si snoda nel mistero del suo irrazionale proposito, misto a quello dei suddetti drammi familiari. E ha come sfondo l’atavico problema dello spopolamento, in questo caso da lei indotto, dei piccoli centri dell'Appennino italiano, dal dopoguerra ai giorni nostri. Data di pubblicazione: 6 marzo 2026 Cliccando su “Aggiungi al carrello” e procedendo con l’acquisto prima della data di pubblicazione, effettuerai un pre-ordine: il libro sarà spedito subito dopo la data di pubblicazione.





























